Diffidate da coloro che non sanno ridere.
S.B. 12/09/2010
Qualche tempo fa sul sito di Repubblica è comparso un sondaggio, uno di quei sondaggi periodicamente ideati da qualcuno della redazione, non si sa bene a quale scopo. Il sondaggio in questione si proponeva di determinare quale fosse la trasmissione televisiva più rappresentativa degli anni ‘80. Se non ricordo male ha vinto, e come avrebbe potuto essere altrimenti?, Drive-in.
Drive-in non è solo il programma televisivo che riassume e rappresenta gli anni ‘80 e la tv commerciale, preannunciando ciò che sarebbe successo al paese nei decenni successivi, ma è anche la levatrice che ha educato almeno una generazione. Su YouTube, sotto il video della sigla (sigla che, a riguardarla oggi, risulta davvero interessante: ambientata in una simil-base americana, stile “alleati simpatici e divertenti”, ma con una patina di italianità versata sulle comiche pecorecce – Beruschi che lucida le scarpe dei soldati fino a che non gli si presenta lo stacco di cosce di Lory Del Santo – e condita da ingenui effettini grafici, si conclude in un salotto nel quale uno scheletro sta guardando un televisore ammuffito: entrano i tre pompieri-istrioni sfondando la porta, si siedono accanto allo scheletro che solo a questo punto si “rianima” voltandosi a guardarli, mentre nel televisore diventato improvvisamente a colori compare il nome del programma, a lettere ciccione riempite di stelle e strisce), si leggono di questi commenti: “Classe ’74…..si aspettava solo quello la domenica sera….E che movimento la in basso quando lo schermo si riempiva delle scollature e coscie delle varie gnocche! Che tempi..mica come ora che gia alla mattina alle 6 in tv vedi gia tette e culi..li alla mattina manco cerano i programmi!!!” (calioscia074), oppure: “La nostra televisione ha bisogno di programmi come questo,non le boiate attuali….” (ciavazzaro), o ancora, in risposta a qualcuno che ha osato definire trash il Drive-in: ”cioè ti rendi conto di cosa hai scritto o no?? cioè questa è stata la trasmissione ke ha fatto un’epoca… è stata GENIALE… e tu ne parli cm trash???” (raffaelejair).
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Qui si parla di un giovane russo nato nel 1980. In questi trent’anni ha fatto il criminale, è stato in carcere, è diventato un tatuatore leggendario, è stato in guerra, è scappato dal suo Paese, è arrivato in Italia, ha imparato l’italiano talmente bene da riuscire a scriverci due libri, entrambi pubblicati da Einaudi.



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