Non avendo i cittadini di questo paese la salutare abitudine
di esigere il regolare rispetto dei diritti che la costituzione concedeva loro,
era logico, anzi, era naturale che non fossero arrivati
a rendersi conto che glieli avevano sospesi.
Saramago, Saggio sulla lucidità
Per ciò che appare come una curiosa coincidenza, recentemente sono stati ristampati due libri da tempo introvabili: si tratta di Diplomazia clandestina di Emilio Lussu (1956), ripubblicato da B&C&Dalai, e L’anarchico Schirru di Giuseppe Fiori, 1990, ora Garzanti.
Due libri che in comune hanno ben poco, a dire la verità: dove uno è un racconto a posteriori, un’inchiesta giornalistica sulla storia di un giovane assassinato dal fascismo, l’altro è una porzione delle memorie di un uomo politico (e non solo) che ha trascorso vent’anni in esilio. Ma essendo la figura di Emilio Lussu presente in entrambe le opere, si riesce a cogliere un ritratto molto interessante delle attività che l’antifascismo svolgeva all’estero.
La vicenda di Giuseppe Schirru è ben nota (e Fiori la racconta benissimo): emigrato negli Stati Uniti da bambino, naturalizzato, di mestiere è venditore di banane. Ma quelli sono proprio gli anni del processo a Sacco e Vanzetti, e un anarchico come Schirru, che scrive sul giornale militante L’Adunata dei refrattari, non ne rimane indifferente. Decide a un certo punto di venire in Italia, di rivedere il suo paese, si ferma a Milano proprio mentre Mussolini è in visita alla città: siamo ormai nel 1929, il fascismo è bello forte e si rinvigorisce con continue supposte minacce al Duce e all’integrità del paese. Schirru è tra la folla, e guarda passare l’auto di Mussolini, per poi scrivere a un amico: “Immagina. Vedertelo passare a tre metri di distanza, benché in automobile chiusa e con i vetri bullet-proof rialzati. Ma se ci fossero state una o due “patate” (bombe), anche i vetri si sarebbero infranti. Se l’automobile fosse stata aperta, come in Toscana, avrei tentato il colpo con la “pipa” (pistola). Vederlo passare così vicino e non poter fare niente… credimi, non si soffre dolore più intenso.” Ha un’idea: ucciderlo, uccidere Mussolini, perché quello che non ha capito Bresci è che uccidendo un re non si abbatte una monarchia, ma uccidendo un tiranno sì, si distrugge il regime.






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