Scritto da gianfranco il 27 gennaio 2011 alle 15:19
Punto 1: Diceva Kissinger che “il potere è l’afrodisiaco supremo”, lasciando intendere che le donne, subendone il fascino, si concedono senza remore a chi ne è in possesso. Eppure l’uomo più potente in Italia è costretto a pagare per convincere qualcuno a partecipare ai suoi party e andare a letto con lui.
Punto 2: L’autodefinitosi “unico boss virile” si scopre che ha bisogno d’imbottirsi di pillole blu per reggere la botta, salvo poi essere sottoposto a un checkup permanente da parte dei suoi medici che temono ci lasci le penne.
Punto 3: Come capita alle persone di una certa età, l’uomo infaticabile crolla addormentato all’improvviso in occasione degli appuntamenti ufficiali, dei dibattiti parlamentari e ora sappiamo anche nel mezzo dei fantomatici party selvaggi. A quel punto le escort da intrattenitrici si trasformano in badanti per lui e suoi amichetti in età da pensione.
Insomma, il punto vero è: ma non è che alla fine si scopre che l’uomo vincente per definizione, quello del successo economico-politico-sportivo e del fascino latino, in realtà è uno sfigato?
Scritto da gianfranco il 13 gennaio 2011 alle 12:55
Meglio esser chiari: questo è un post lunghissimo. Non è noioso e alla fine potreste farvi un’idea più precisa sul perché in un paese serio Fiat e Fiom starebbero dalla stessa parte contro una politica insipiente, ma è comunque un post lungo. Non è neanche un post difficile, ma farò uso di qualche esemplificazione grafica, anche a costo di banalizzare alcuni concetti. Il post potrebbe intitolarsi “International economics for dummies”, ma nel nostro caso il titolo scelto sembra più appropriato.
Dunque, il punto di partenza è questo: esiste una cosa chiamata globalizzazione. La globalizzazione è un fenomeno che investe ogni sfera dell’agire umano: sociale, politica, economica, culturale, ecc … Se ci concentriamo sulle caratteristiche economiche del fenomeno (mi riferisco all’economia reale, cioè la produzione, non a quella finanziaria), possiamo definire la globalizzazione come una crescente integrazione dell’economia mondiale e ha questi tratti distintivi: a) rimozione sostanziale degli ostacoli alle transazioni internazionali (death of distance); b) aumento significativo dei volumi degli scambi commerciali tra paesi; c) Aumento considerevole della mobilità dei fattori produttivi (capitale, lavoro) a livello internazionale.
È una novità? No. Tra il 1885 e il 1915 c’è stato un altro periodo di enorme apertura delle economie nazionali con una crescita ineguagliata degli scambi commerciali e del reddito mondiale (nonché delle sperequazioni), e con degli enormi movimenti di lavoratori tra continenti. La differenza con la “nuova” globalizzazione (dal 1990 a nostri giorni) sta nelle condizioni iniziali – nel 1870 la maggior parte delle economie partivano da una condizione di povertà e dipendenza dall’agricoltura, nel 1990 il mondo era già diviso in blocchi (paesi avanzati, paesi in via di sviluppo, paesi poveri) – e nella rivoluzione tecnologica che ha consentito di liberare dai vincoli sia gli scambi delle merci che le comunicazioni e le possibilità di coordinamento delle attività produttive a livello globale.
Cosa cambia per le imprese?
Le fabbriche non sono più legate al mercato di riferimento, ma le imprese possono usare un paese come piattaforma logistica per invaderne altri con le proprie merci (esportazioni), possono implementare delle attività produttive in ogni mercato da conquistare (Investimenti Diretti all’Estero orizzontali, market-seeking) o disintegrare la produzione a livello globale, comprando (outsourcing) o fabbricando direttamente (offshoring) ciò che serve loro nel posto in cui viene prodotto meglio e/o al costo più basso e assemblando a valle il prodotto finale da destinare al mercato globale (Investimenti Diretti all’Estero verticali, efficiency seeking). Quest’ultima soluzione è particolarmente conveniente tant’è che un po’ tutti vogliono delocalizzare.
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Scritto da gianfranco il 09 novembre 2010 alle 10:54
No, in questo post non leggerete idiozie del tipo “Che palle ‘sto Saviano! Pare che la fa solo lui la lotta alla camorra… Facile fare l’eroe con quello che guadagna. Ci sono persone a rischio senza la scorta 24h su 24 e senza le prime pagine dei quotidiani …”. No, non sono tra quelli che non riescono a perdonare a Roberto Saviano il suo successo e sinceramente credo che il problema di questo paese non sia avere un Roberto Saviano, ma non riuscire a fare di ogni Angelo Vassallo un Roberto Saviano. Dunque, se non riuscite a capire che Roberto Saviano ha perso più di quanto ha guadagnato e state leggendo queste righe per essere confortati nelle vostre aberrazioni mentali, meglio che cambiate aria.
Voglio però mettere in prospettiva Roberto Saviano e il fenomeno Gomorra, per arrivare a dire che egli va sì preservato da chi ne minaccia l’incolumità, ma anche da chi, forse per un eccesso d’amore, rischia di ammazzarlo lasciandolo vivo. Mi spiego. Continua a leggere
Scritto da gianfranco il 30 marzo 2010 alle 12:51
Ieri sera, anziché continuare a farmi il sangue amaro coltivando vane speranze elettorali, sono andato al cinema. Ho visto Il profeta, un film del quale hanno parlato bene in molti.
E devo dire che chi trova sia un bel film non ha tutti i torti. La qualità registica è notevole. Belle immagini, belle inquadrature, magnifica fotografia, un montaggio misurato ed efficace, scelte musicali quasi sempre appropriate. Il film è lungo. Ma forse un romanzo di de-formazione come questo richiede qualche minuto in più di montato rispetto alla norma.
Insomma, tutto bene?
Direi di no. Continua a leggere
Scritto da gianfranco il 08 marzo 2010 alle 11:00
«Chi non è di sinistra da giovane è senza cuore,
ma chi non è di destra da vecchio è senza cervello»
attribuita a Winston Churchill
Probabilmente nessuno è sorpreso dallo scoprirsi imborghesito e sempre più reazionario col passare del tempo. Ma se la maturazione di posizioni conservatrici abbia a che fare la ragionevolezza e l’intelletto – come suggerisce la massima del primo ministro di Sua Maestà – o se piuttosto la si debba attribuire al disincanto, alla stanchezza, e alle delusioni che generalmente si accompagnano mano nella mano con l’età, non è dato sapere.
Esistono però casi, forse isolati ma certamente emblematici, di persone che, come il vino, invecchiano bene. Che magari fanno cose aberranti in gioventù, per poi costruire nel corso degli anni un nuovo sé, passo dopo passo, tassello dopo tassello.
Tutti noi abbiamo in mente, ad esempio, il caso del pistolero senza nome. Quello che non avrebbe esitato a sparare a vista per qualche dollaro in più o per un malinteso senso di pulizia; disposto a fidarsi solo del proprio fucile o della propria 44 Magnum, con una legge morale tutt’al più bidimensionale, capace di svilupparsi solo lungo gli assi dell’istinto primordiale e del disprezzo più assoluto del genere umano; atto a guardare alla figura femminile con lo stesso senso di trasporto, rispetto e coinvolgimento concesso a un paracarro; in grado di apprezzare fino in fondo la dote migliore di una persona di colore o di un immigrato: l’invisibilità. In poche parole, con una concezione politica talmente alta, che sopra di essa c’è solo la merda di piccione. Continua a leggere
Scritto da gianfranco il 12 febbraio 2010 alle 10:41
Che poi uno si chiede: ma il far sapere a tutti che a Bertolaso piacciono così tanto le signorine non è un modo per ristabilire la correttezza delle gare d’appalto?
Si, insomma, ora gli imprenditori onesti che erano stati esclusi dalle gare sanno che non c’è nulla che non vada nei loro prodotti. Era una questione di packaging.
E’ ora che lo sanno possono adeguare l’offerta e competere ad armi pari.
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