Scritto da Beppe Leonetti il 04 dicembre 2010 alle 14:08 1. Dunque viene premiato un film italo-bulgaro a margine del Festival di Venezia. A margine, ma alla premiazione c’erano Marco Müller e Paolo Baratta, “sconvolti”, dice Il Fatto, e “chiamati in tutta fretta dalle stanze del ministero”. A margine, eppure il film è una coproduzione di Bulgaria e Italia, RaiCinema, e nonostante le minimizzazioni della signora Caterina D’Amico, il film all’Italia è costato un milione di euro, e sul contratto c’è la firma della signora suddetta. Oggi tutti se ne lavano le mani, non sapevano, non sapeva la giuria (è vero che il premio è stato consegnato a margine, trattandosi di un premio speciale inventato per l’occasione), che del resto nemmeno legge i programmi delle proiezioni (giuria del premio Action for Women: Tornatore, F. Comencini, Torre), non lo sapeva nessuno, perché la premiazione era a margine.
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Scritto da Beppe Leonetti il 19 settembre 2010 alle 15:45 Diffidate da coloro che non sanno ridere.
S.B. 12/09/2010
Qualche tempo fa sul sito di Repubblica è comparso un sondaggio, uno di quei sondaggi periodicamente ideati da qualcuno della redazione, non si sa bene a quale scopo. Il sondaggio in questione si proponeva di determinare quale fosse la trasmissione televisiva più rappresentativa degli anni ‘80. Se non ricordo male ha vinto, e come avrebbe potuto essere altrimenti?, Drive-in.
Drive-in non è solo il programma televisivo che riassume e rappresenta gli anni ‘80 e la tv commerciale, preannunciando ciò che sarebbe successo al paese nei decenni successivi, ma è anche la levatrice che ha educato almeno una generazione. Su YouTube, sotto il video della sigla (sigla che, a riguardarla oggi, risulta davvero interessante: ambientata in una simil-base americana, stile “alleati simpatici e divertenti”, ma con una patina di italianità versata sulle comiche pecorecce – Beruschi che lucida le scarpe dei soldati fino a che non gli si presenta lo stacco di cosce di Lory Del Santo – e condita da ingenui effettini grafici, si conclude in un salotto nel quale uno scheletro sta guardando un televisore ammuffito: entrano i tre pompieri-istrioni sfondando la porta, si siedono accanto allo scheletro che solo a questo punto si “rianima” voltandosi a guardarli, mentre nel televisore diventato improvvisamente a colori compare il nome del programma, a lettere ciccione riempite di stelle e strisce), si leggono di questi commenti: “Classe ’74…..si aspettava solo quello la domenica sera….E che movimento la in basso quando lo schermo si riempiva delle scollature e coscie delle varie gnocche! Che tempi..mica come ora che gia alla mattina alle 6 in tv vedi gia tette e culi..li alla mattina manco cerano i programmi!!!” (calioscia074), oppure: “La nostra televisione ha bisogno di programmi come questo,non le boiate attuali….” (ciavazzaro), o ancora, in risposta a qualcuno che ha osato definire trash il Drive-in: ”cioè ti rendi conto di cosa hai scritto o no?? cioè questa è stata la trasmissione ke ha fatto un’epoca… è stata GENIALE… e tu ne parli cm trash???” (raffaelejair).
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Scritto da Beppe Leonetti il 27 maggio 2010 alle 12:09 - Cos’hai combinato per meritarti questo?
- Ho ricevuto un’educazione siberiana.
Nicolai Lilin
Qui si parla di un giovane russo nato nel 1980. In questi trent’anni ha fatto il criminale, è stato in carcere, è diventato un tatuatore leggendario, è stato in guerra, è scappato dal suo Paese, è arrivato in Italia, ha imparato l’italiano talmente bene da riuscire a scriverci due libri, entrambi pubblicati da Einaudi.
Io di anni ne ho trentatré, e anche solo per imparare a balbettare l’inglese ci ho impiegato due terzi del mio tempo, figuriamoci se nel frattempo avessi dovuto andare in guerra e in prigione!
In più, avendo vissuto la mia vita per procura, grazie ai romanzi di avventura e ai thriller, mi sono fatto una precisa idea del codice criminale e dell’etica dei fuorilegge: romanticismo ed eroismo alla Robin Hood. Poi, un giorno, mi hanno rapinato per strada e ho capito che tutto ciò che avevo letto erano solo fregnacce: la differenza tra un romanzo e la vita.
Arrivato a trentatré anni, ho capito che metterei la firma per avere una biografia come quella di Nicolai Lilin. Io conosco un mondo in cui ti accoltellano per un parcheggio, ti stuprano se torni a casa da sola la sera, ti picchiano a morte se rubi un pacco di biscotti, ti arrestano e ti pisciano addosso se vai a manifestare contro la guerra. Lilin, invece, ha vissuto la sua infanzia nella Città del Sole.
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Scritto da Beppe Leonetti il 19 maggio 2010 alle 17:25 
Un film del 1973 e il suo remake del 2010. Quasi quarant’anni di distanza. Due diversi modi di raccontare la stessa storia che rappresentano un’interessante metafora di come è cambiata la percezione del potere.
I film si intitolano entrambi La città verrà distrutta all’alba (The Crazies). Il primo (1973) è diretto da George Romero, il secondo da tale Breck Eisner. La trama: un aereo militare che trasporta il Trixie, potentissima arma biologica per la quale ancora non esiste un vaccino, precipita nei pressi di un piccolo villaggio del midwest americano (Evans City nel 1973, Ogden Marsh nel 2010). Mentre gli abitanti danno di matto e tentano di uccidersi l’un l’altro (il Trixie fa letteralmente impazzire le sue vittime), il governo invia un contingente militare per mettere in quarantena la città: né l’infezione, né la sua notizia devono arrivare al resto del Paese. Solo due uomini (il capo dei pompieri e il suo vice, entrambi reduci di guerra, nel film del 1973, lo sceriffo e il suo vice nel 2010) con la moglie, incinta, del primo di essi, tentano la fuga per la sopravvivenza.
Ma già così, a una superficiale visione, balzano agli occhi le differenze tra le due pellicole.
The Crazies 2010 è una cronaca della fuga di David, Judy e Russell: colpi di scena, sparatorie, alta tensione e sangue ne fanno un puro film d’avventura. I tre protagonisti devono scappare dal loro villaggio, arrivare alla città vicina per denunciare le follie a cui stanno assistendo: “militari” (una non meglio precisata entità) che uccidono liberamente cittadini americani. Durante il viaggio si imbattono in alcuni “contagiati”, che più che veri e propri malati sono “sciacalli”, cacciatori che in una zona di sospensione di diritti civili, e quindi di legalità, danno libero sfogo ai loro istinti animaleschi.
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Scritto da Beppe Leonetti il 19 aprile 2010 alle 11:53 “Pubblicando con Mondadori Saviano ha generato conflitto.
Sta facendo venire al pettine nodi grossi.
E’ + di quanto abbia fatto l’opposizione.”
“Far venire nodi al pettine è tanto un dovere civico e politico,
quanto un compito specifico dello scrittore.”
Wu Ming, tweet 18/04/2010
Per vestire i panni di Jake La Motta in Toro Scatenato (Raging Bull, 1980), Robert De Niro è ingrassato di circa trenta chili. La sua interpretazione è sublime, emozionante (vince l’Oscar come miglior attore protagonista). Ma la sua salute è a rischio: Scorsese decide di accelerare la fine delle riprese per permettere all’amico di riprendere il suo peso forma. Per consentirgli di dismettere i panni di La Motta.
De Niro è un grande attore, e sa rendersi conto che a un certo punto arriva il momento di liberarsi di un personaggio, di svestirsi dei panni che ti hanno reso celebre: per evitare di fare danno a te stesso, per progredire, e per impedire al pubblico di identificarti per sempre con quella maschera. Per evitare di renderti ridicolo. Sono tante le biografie di attori che hanno fatto la scelta sbagliata, per apparente comodità, per necessità o per un calcolo errato, e ne hanno pagato le conseguenze. Così come sono tantissimi quelli che sono riusciti a riprendersi, dando un’improvvisa svolta alla propria carriera. Un attore rischia di smettere di essere un attore e diventare una caricatura. Questa è una delle principali differenze tra un grande attore e uno mediocre (“The talent is in the choices” è una frase attribuita a De Niro). Questo è il motivo per cui Roberto Saviano è un attore mediocre.
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