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	<title>Commenti a: Che poi, invecchiando, un po’ fascisti lo si diventa tutti. O no?</title>
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		<title>Di: Chi ha detto che invecchiando si diventa fascisti? &#124; Novamag 2.0</title>
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		<dc:creator>Chi ha detto che invecchiando si diventa fascisti? &#124; Novamag 2.0</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Mar 2010 06:01:11 +0000</pubDate>
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		<description>[...] articolo è stato originariamente pubblicato lo scorso 8 marzo sul blog collettivo Wirwer) SHARETHIS.addEntry({ title: &quot;Chi ha detto che invecchiando si diventa fascisti?&quot;, url: [...]</description>
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		<title>Di: dario</title>
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		<dc:creator>dario</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Mar 2010 21:37:54 +0000</pubDate>
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		<description>eheheh grandissimo articolo!
bello anche lo scambio di commenti... avete già detto tutto, mi pare.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>eheheh grandissimo articolo!<br />
bello anche lo scambio di commenti&#8230; avete già detto tutto, mi pare.</p>
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		<title>Di: gianfranco</title>
		<link>http://www.wirwer.it/2010/03/che-poi-invecchiando-un-po%e2%80%99-fascisti-lo-si-diventa-tutti-o-no/comment-page-1/#comment-207</link>
		<dc:creator>gianfranco</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Mar 2010 08:17:59 +0000</pubDate>
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		<description>Nessuno mette in dubbio la qualità artistica dell&#039;Eastwood prima attore e poi attore/regista, anzi, questo post è un po&#039; un omaggio alla sua carriera. Sulla sua visione politica, tuttavia, qualcosa si può dire. In termini strettamente partitici, Eastwood è stato repubblicano almeno inizialmente. Che poi essere repubblicani in California voglia dire essere tendenzialmente libertari, mentre esserlo nel mid-west voglia dire essere tendenzialmente integralisti è molto vero. Ed è qui che sta la forzatura nel post. Tuttavia, anche nei suoi film, è passato da una visione piutttosto nichilista del mondo ad una, direi, di maggior fiducia nel genere umano e più socialmente ispirata.
Riguardo alla crisi da imbambolamento che una certa sinistra vive sin dal 1989 non ho molto da aggiungere ai fiumi di belle parole e acute analisi prodotti negli ultimi vent&#039;anni. Ma la mia provocazione nasce dal fatto che quello che ora ci sembra un campione del progressismo (Fini), in realtà dice solo cose di buon senso che in paese mediamente normale sarebbero patrimonio condiviso da tutte la forze appartenenti all&#039;arco costituzionale. Ecco, forse a sinistra, dove si ha paura della propria ombra oltre che dei fantasmi, non si ha neanche più il &quot;coraggio&quot; del buon senso e ci si definisce per differenza dallo spauracchio di turno (Berlusca, Lega, ecc.).</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Nessuno mette in dubbio la qualità artistica dell&#8217;Eastwood prima attore e poi attore/regista, anzi, questo post è un po&#8217; un omaggio alla sua carriera. Sulla sua visione politica, tuttavia, qualcosa si può dire. In termini strettamente partitici, Eastwood è stato repubblicano almeno inizialmente. Che poi essere repubblicani in California voglia dire essere tendenzialmente libertari, mentre esserlo nel mid-west voglia dire essere tendenzialmente integralisti è molto vero. Ed è qui che sta la forzatura nel post. Tuttavia, anche nei suoi film, è passato da una visione piutttosto nichilista del mondo ad una, direi, di maggior fiducia nel genere umano e più socialmente ispirata.<br />
Riguardo alla crisi da imbambolamento che una certa sinistra vive sin dal 1989 non ho molto da aggiungere ai fiumi di belle parole e acute analisi prodotti negli ultimi vent&#8217;anni. Ma la mia provocazione nasce dal fatto che quello che ora ci sembra un campione del progressismo (Fini), in realtà dice solo cose di buon senso che in paese mediamente normale sarebbero patrimonio condiviso da tutte la forze appartenenti all&#8217;arco costituzionale. Ecco, forse a sinistra, dove si ha paura della propria ombra oltre che dei fantasmi, non si ha neanche più il &#8220;coraggio&#8221; del buon senso e ci si definisce per differenza dallo spauracchio di turno (Berlusca, Lega, ecc.).</p>
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		<title>Di: Marco Deodati</title>
		<link>http://www.wirwer.it/2010/03/che-poi-invecchiando-un-po%e2%80%99-fascisti-lo-si-diventa-tutti-o-no/comment-page-1/#comment-205</link>
		<dc:creator>Marco Deodati</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Mar 2010 00:10:43 +0000</pubDate>
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		<description>Prima di tutto: Gianfranco, grazie per la bella provocazione. E&#039; un argomento sul quale vado riflettendo da tempo anche io. Qualcuno doveva prima o poi aprire le danze. 
Mi piacerebbe fare un paio di osservazioni a caldo, perché un blog, da quel che ne capisco, serve anche a questo, a non aspettare i tempi biblici della saggistica.
La prima: mi viene a questo punto in mente che sul buon vecchio Clint (solo raffigurato/evocato e mai citato esplicitamente nel tuo post) forse ci si sbagliava da sempre (in primis il sottoscritto, almeno fino a una decina di anni fa). Che insomma, per farla breve: non c&#039;è stato un detour suo, una virata di 180 gradi, una rendenzione in vecchiaia. E&#039; invecchiato benissimo, questo sì, ma solo nel senso che ha lavorato pazientemente, ostinatamente, appassionatamente a perfezionare il mestiere, sviluppando e affinando quel che di buono ha sempre avuto. Di tutti i suoi film da regista visti (compresi i primissimi), non ne ricordo uno banale. Il crescendo degli ultimi 15 anni, come noto, è stato qualcosa di incredibile. Non credo sia esagerato affermare che è stato il cineasta più ispirato degli anni zero (tanto per rimanere in tema di classifiche). Ma anche le sue prove da attore, quelle per cui divenne celebre da giovane, andrebbero di sicuro riconsiderate con occhio più equanime. In particolare quelle della Trilogia del Dollaro, dove la figura dello straniero, del monco, del biondo non è mai unilaterale, ma possiede delle notevoli sfumature (basti pensare a quando salva madre e figlio in &quot;Per un pugno di dollari&quot;, o quando commenta con Tuco l&#039;assurdità della guerra ne &quot;Il buono, il brutto, il cattivo&quot;). 
Seconda cosa. Le considerazioni che avanzi con grande lucidità portano, mi sembra, dritto al cuore del problema: la crisi (culturale e quindi politica) della &quot;sinistra&quot;, almeno per come l&#039;abbiamo conosciuta finora (fino agli anni Novanta del secolo passato). Come fai notare ironicamente con il tuo titolo, le categorie che ci hanno quasi &quot;abitato da dentro&quot; per tutto il secolo scorso sono ormai del tutto erose. La &quot;sinistra&quot; è rimasta finora preda di uno psicodramma, precisamente perché il crollo è più fragoroso quando a venir giù è la parte più strutturata. In questo scenario si impongono figure altre, che si sono trovate meglio attrezzate - proprio per via della loro libertà rispetto ai vecchi parametri - ad affrontare il vuoto e le macerie comuni. Ormai non mi stupisco più se mi trovo a dover risconoscere che un Eastwood o un McCarthy hanno qualcosa di molto più interessante da dire rispetto a qualsivoglia artista o pensatore cosiddetto &quot;progressista&quot;. Nè mi sconvolge il fatto che Fini faccia proprie istanze cui la &quot;sinistra&quot; stessa sembra non credere più (vedi il voto amministrativo agli immigrati). Ne sono anzi contento, perché forse significa che l&#039;idea di una &quot;destra&quot; costituzionale, europea, non è una chimera nemmeno in Italia, o forse, più semplicemente, che in questo paese c&#039;è ancora qualcuno per il quale le istituzioni sono il fulcro della democrazia. La &quot;sinistra&quot; stessa deve ricreare una sua prospettiva, rideterminare le sue coordinate facendo leva anche su queste esperienze, senza aver timore del contatto e dello scambio. Ma di sicuro a quest&#039;ultimo aspetto sarebbe da dedicare una discussione apposita. Mi scuso per la prolissità e ti ringrazio ancora per il tuo post</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Prima di tutto: Gianfranco, grazie per la bella provocazione. E&#8217; un argomento sul quale vado riflettendo da tempo anche io. Qualcuno doveva prima o poi aprire le danze.<br />
Mi piacerebbe fare un paio di osservazioni a caldo, perché un blog, da quel che ne capisco, serve anche a questo, a non aspettare i tempi biblici della saggistica.<br />
La prima: mi viene a questo punto in mente che sul buon vecchio Clint (solo raffigurato/evocato e mai citato esplicitamente nel tuo post) forse ci si sbagliava da sempre (in primis il sottoscritto, almeno fino a una decina di anni fa). Che insomma, per farla breve: non c&#8217;è stato un detour suo, una virata di 180 gradi, una rendenzione in vecchiaia. E&#8217; invecchiato benissimo, questo sì, ma solo nel senso che ha lavorato pazientemente, ostinatamente, appassionatamente a perfezionare il mestiere, sviluppando e affinando quel che di buono ha sempre avuto. Di tutti i suoi film da regista visti (compresi i primissimi), non ne ricordo uno banale. Il crescendo degli ultimi 15 anni, come noto, è stato qualcosa di incredibile. Non credo sia esagerato affermare che è stato il cineasta più ispirato degli anni zero (tanto per rimanere in tema di classifiche). Ma anche le sue prove da attore, quelle per cui divenne celebre da giovane, andrebbero di sicuro riconsiderate con occhio più equanime. In particolare quelle della Trilogia del Dollaro, dove la figura dello straniero, del monco, del biondo non è mai unilaterale, ma possiede delle notevoli sfumature (basti pensare a quando salva madre e figlio in &#8220;Per un pugno di dollari&#8221;, o quando commenta con Tuco l&#8217;assurdità della guerra ne &#8220;Il buono, il brutto, il cattivo&#8221;).<br />
Seconda cosa. Le considerazioni che avanzi con grande lucidità portano, mi sembra, dritto al cuore del problema: la crisi (culturale e quindi politica) della &#8220;sinistra&#8221;, almeno per come l&#8217;abbiamo conosciuta finora (fino agli anni Novanta del secolo passato). Come fai notare ironicamente con il tuo titolo, le categorie che ci hanno quasi &#8220;abitato da dentro&#8221; per tutto il secolo scorso sono ormai del tutto erose. La &#8220;sinistra&#8221; è rimasta finora preda di uno psicodramma, precisamente perché il crollo è più fragoroso quando a venir giù è la parte più strutturata. In questo scenario si impongono figure altre, che si sono trovate meglio attrezzate &#8211; proprio per via della loro libertà rispetto ai vecchi parametri &#8211; ad affrontare il vuoto e le macerie comuni. Ormai non mi stupisco più se mi trovo a dover risconoscere che un Eastwood o un McCarthy hanno qualcosa di molto più interessante da dire rispetto a qualsivoglia artista o pensatore cosiddetto &#8220;progressista&#8221;. Nè mi sconvolge il fatto che Fini faccia proprie istanze cui la &#8220;sinistra&#8221; stessa sembra non credere più (vedi il voto amministrativo agli immigrati). Ne sono anzi contento, perché forse significa che l&#8217;idea di una &#8220;destra&#8221; costituzionale, europea, non è una chimera nemmeno in Italia, o forse, più semplicemente, che in questo paese c&#8217;è ancora qualcuno per il quale le istituzioni sono il fulcro della democrazia. La &#8220;sinistra&#8221; stessa deve ricreare una sua prospettiva, rideterminare le sue coordinate facendo leva anche su queste esperienze, senza aver timore del contatto e dello scambio. Ma di sicuro a quest&#8217;ultimo aspetto sarebbe da dedicare una discussione apposita. Mi scuso per la prolissità e ti ringrazio ancora per il tuo post</p>
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